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SE MATTARELLA SI COMPORTA COME UN RENZI QUALSIASI

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Mattarella è stato un Presidente della Repubblica eccezionale, rappresentante di una storia politica di livello e con un senso dello Stato ed un rispetto delle Istituzioni straordinario. Faro e guida di una Nazione allo sbando in momenti di grande difficoltà del Paese travolto dal populismo e da una valanga di nominati che nella loro voti avrebbero avuto difficoltà a gestite una riunione di condominio ed invece si sono ritrovati a sedere in Parlamento e al Governo.

Ma se si guarda tra i dettagli di questa esperienza, e magari la storia ci aiuterà a farlo, tra le pieghe di queste vicende è possibile intravedere i primi errori e la grande forzatura compiuta un anno fa quando, davanti alla crisi politica che faceva naufragare il secondo governo Conte e la seconda maggioranza che lo sosteneva, ha de facto commissariato il Paese, imponendo la figura di Draghi, consegnandoli i pieni poteri e relegando a semplici condomini i rappresentanti parlamentari. I quali, va detto, pur di conservare il posto, lo stipendio e maturare il vitalizio, si sarebbero fatti pisciare in testa dicendo che stava piovendo.

Lo spettacolo indecoroso di questi giorni, la pantomima della finta ricerca di un Presidente, (quando anche i bambini sapevano che o sarebbe stato eletto Draghi o avrebbero riconfermato Mattarella) ha aperto gli occhi anche ai cittadini meno avvezzi a seguire le vicende politiche, presentando nella sua triste evidenza lo spettacolo di classe dirigente improponibile e di un Parlamento che non riesce a realizzare quanto gli chiede la Costituzione.

Ma una considerazione lasciatemela fare, ispirato, in questi giorni da alcuni post su Facebook del mio amico Luigi Costantino: Esiste differenza tra un cialtrone che dice che se perdo il referendum lascio la politica e uno che fino a ieri mostrava fotografie di scatoloni e trasloco imminente? È mai possibile che in questo Paese la parola data, anche in modo solenne, conti poco meno di un cazzo?

Il mio giudizio su Mattarella, dall’operazione Draghi in poi, avallando un conflitto sociale nel Paese e restando sordo e cieco davanti alla folle gestione della crisi pandemica e il vergognoso ricatto sociale del green pass, ha subito una revisione rispetto ai primi sei anni di mandato. Se avesse rifiutato il secondo mandato, mettendo la politica di fronte alle proprie responsabilità senza possibilità di salvezza, lo avrei rivalutato e, credo, sarebbe stato ricordato in eterno. In questo modo, invece, si è reso soltanto complice di un vergognoso tirare a campare.

Se poi, tra un anno, dovesse dimettersi per consegnare il Colle a Draghi, scopriremmo  di essere stati guidati non da uno statista, ma da una marionetta nelle mani dei pupari che guidano l ‘economia mondiale.

Questo articolo ha un commento

  1. Luchetti paolo

    Anche la meloni la pensa come te penso che hai sbagliato gruppo o sbaglio??

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