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Sergio Marchionne e l’eredità (sbagliata) del ‘68

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Mentre leggevo articoli e visionavo video per un articolo relativo alla solitudine del Leader (che trovate su questo Blog), ho casualmente ritrovato un video di Sergio Marchionne in cui teneva una lectio magistralis, affrontando i temi dell’impresa, dei diritti e dei doveri. Agli occhi di una certa Sinistra, Marchionne ha sempre rappresentato un nemico, distante anni luce dall’idea di diritti dei lavoratori. Ma credo che queste sue parole contengano molte verità. Ed io, da uomo di Sinistra, le condivido e mi permetto di ri condividerle con voi:

A volte nel nostro Paese ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente.

Un atteggiamento che sta sgretolando uno dei pilastri del nostro modo di stare insieme, del nostro modo di guardare al futuro.

È come se si pretendesse di avere diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare. Io non sono un professore di storia e sociologia ma mi è capitato ogni tanto di pensare da dove nasca tutto ciò. La risposta che mi sono dato è che in modo paradossale ogni tanto le grandi conquiste portano a risvolti imprevedibile e non voluti.

E così è successo nel ‘68, movimento di lotta pienamente condivisibile che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili ma che ha avuto purtroppo un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.

Oggi viviamo nell’epoca dei diritti. Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, il diritto di urlare e sfilare, il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati.

 Ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo. Perché questa evoluzione della specie crea una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare ma con la speranza che qualcun altro faccia qualcosa. Una specie di attendismo che è perverso ed è involutivo.

Per questo credo che dobbiamo tornare ad un sano senso del dovere.

Alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare.

Bisogna riscoprire il senso e la dignità dell’impegno, il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione dell’oggi e soprattutto del domani. 

Sono parole che pesano come macigni sulle coscienze di molti noi. Sono parole che, in moltissimo casi, hanno evidenti esempi nella società. O no? 

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