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LA SINISTRA SENZA VALORI E LA FINE DELL’EGEMONIA CULTURALE

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Priva di idee e di progetti la Sinistra (o quel poco che ne rimane) ad ogni campagna elettorale tira fuori lo spauracchio della destra fascista, zozza e puzzolente. Lo sappiamo bene noi pugliesi che, nell’ultima chiamata alle armi dalla coalizione che sosteneva Emiliano, abbiamo dato vita ad un governo regionale con dentro di tutto e di più, con il risultato di ritrovarci inghiottiti in un sistema di conservazione del potere dove si distribuiscono prebende e incarichi, si truccano concorsi e si assegnano posti di lavoro barattandoli con qualche ora di sesso.

In vista del 25 settembre la solfa non cambia:  O noi o la Meloni, ripete Letta, leader (!) del Partito Democratico al governo da (almeno) undici anni pur non avendo vinto praticamente mai una consultazione elettorale.

Un tempo la contrapposizione politica tra i due poli aveva una linea di confine e molti di quelli come me in quella si identificavano: noi avevamo un pensiero politico alle spalle, un’ideologia su cui fondare la leggendaria egemonia culturale, alimentata dai grandi intellettuali; gli altri, invece, dai democristiani alle destre, dai berlusconiani ai leghisti, dai moderati ai conservatori, erano gli affaristi, che puntavano diritti sui fatti, sulla pancia dell’elettorato, i qualunquisti.

Il pensiero politico ha attecchito sempre poco alla politica di centro, di destra o di anti-sinistra. Il pregio e il limite della sinistra era l’approccio politico mediato dalla cultura, dagli intellettuali, dai temi ideologici.

Oggi, come ha scritto sapientemente Marcello Veneziani,  il retropensiero della sinistra non è un pensiero, non c’è una cultura politica alle spalle, gli intellettuali non contano nulla, spesso le menti migliori sono in dissenso sui temi cavalcati dai dirigenti del PD, dalle misure restrittive sulla pandemia, all’interventismo militare filo-Nato, dall’insistenza ossessiva sui cavalli di battaglia del politically correct fino alla perdita di ogni visione sociale.

Spariti i grandi temi che facevano della sinistra la forza politica più vicina ai ceti popolari e operai, perdute le visioni politiche e sociali che caratterizzavano la lotta politica, cancellata ogni residua critica al sistema capitalistico e al modello occidentale, cosa è rimasto oggi della sinistra? NULLA. Qual è la sua spina dorsale, il suo asse culturale, il perimetro dei suoi valori non negoziabili? NESSUNO

Vista l’incapacità di presentare una candidatura politica di sinistra, con una visione ed un programma da attuare, ma limitandosi a qualche tweet di esaltazione dei leaders che nel mondo questa cosa riescono a farla, pur di mantenere qualche postazione di governo e di sottogoverno, si sono rifugiati dietro qualche volto “neutrale”, prima Monti, poi Draghi, accettando tutto pur di evitare qualche voto anticipato dalla difesa a oltranza dell’Unione Europea, il filo-atlantismo e la subalternità assoluta alla Nato e la genuflessione agli americani, la difesa delle oligarchie e degli assetti di potere vigenti, la subalternità della politica alla tecnofinanza.

Sul piano sociale e civile, la priorità effettiva della sinistra è il catechismo del politically correct a partire dai temi legati ai sessi. Nelle scorse settimane la sinistra parlamentare con la sua stampa asservita piangeva come se fosse una sciagura storica la mancata approvazione di una norma inclusiva sulla parità di genere, bocciata dal Senato grazie al prevalere del centro-destra. Era un provvedimento lanciato da una senatrice grillina e sostenuto da tutta la sinistra. La battaglia campale era, per spiegarci, su “il presidente” o “la presidente”, o sul “sindaco” e la “sindaca”. Che oltre ad essere una questione del tutto priva di sostanza e d’incidenza nella vita reale delle persone, ha solo una ricaduta ideologica e feticistica funzionale ai movimenti femministi e lgbtq+, movimenti sempre più fuori dalla realtà. Un po’ quello che capitò anni fa con i DICO o ad inizio legislatura col decreto Zan. 

Per concludere torno al tema dell’antifascismo accennato nelle prime righe per rimarcare come, rispetto al passato, quello utilizzato oggi è solo viscerale, di pancia, basato sull’insulto e l’anatema, sbandierato solo per mascherare la mancanza di idee e progettualità. Mi sono sentito dare del fascista io, da sempre militante di sinistra, per aver criticato la gestione ridicola della pandemia e l’uso militare del green pass.

Ricapitolando: riduzione della politica a periferia delle oligarchie economiche, draghizzazione della sinistra, riduzione del messaggio sociale alle idiozie del politicamente corretto, qualche spruzzata di antifascismo di facciata ed ecco pronta la ricetta della nuova linea della sinistra in campagna elettorale che ci consegna un dramma storico: la fine dell’egemonia culturale.

Non più fondata sulla cultura organica e militante, erudita, pensante e rispettosa dell’altrui pensiero; ma sulla deculturazione di massa, in cui la politica, la cultura, il dibattito delle idee, i percorsi di pensiero, vengono imbarbariti e ridotti a mere caricature.

Contestulmente si sono persi l’anima popolare e proletaria, la critica al capitalismo e ci si è avviati ed ancora verso un radicalismo da ztl, snob e presuntuoso; ora si completa il processo e la sinistra diventa un centro di potere culturale privo di cultura, di pensiero politico, di elaborazione delle idee. Il potere sulla cultura ha sostituito il potere della cultura. Gli ideologi hanno lasciato il posto agli influencer e ai conduttori di talk show televisivi.

L’ antico gap culturale tra destra e sinistra è stato definitivamente abbattuto, ma non per merito di una crescita verso l’altro da parte della destra, ma da un livellamento verso il basso di quella che un tempo fu la Sinistra che amavo e che votavo. In tutto questo la destra ha mantenuto una certa aderenza alla realtà, anche con i suoi slogan populistici, la Sinistra neanche questo. Ecco perché il 25 settembre si ritroverà con in mano un pugno di inutili asterischi.

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