GOOGLE: 7 miliardi per nuovi uffici. Il lavoro da remoto è dannoso

GOOGLE: 7 miliardi per nuovi uffici. Il lavoro da remoto è dannoso

La notizia compare sull’edizione cartacea di “Milano Finanza” del 19 marzo scorso ed è una notizia che dimostra ancora una volta come un colosso tecnologico ed economico, affronta i problemi guardando verso il futuro senza farsi influenzare dalle mode del momento.

Il giornale italiano riporta le dichiarazioni del CEO di Google, Sundar Pichai, che sottolinea come sia indispensabile il lavoro in fisicità per costruire comunità e cultura aziendale. Nello stesso articolo viene fatto esplicito riferimento ad una marcia indietro delle grandi banche mondiali che, pur avendo risparmiato circa 1 miliardo di dollari nell’ultimo anno tra trasferte e cene aziendali, intendono far rientrare tutti in ufficio per riallacciare la fondamentale relazione fisica con il cliente.

Provo a fare una sintesi suddividendo i tre argomenti.

  • 1 – Dice Sundar Pichai “ incontrarsi di persona per collaborare e costruire una comunità è al centro della cultura di Google, quindi continueremo ad investire sui nostri uffici negli Stati Uniti ed in California”. Sono previsti investimenti in immobili per 7 miliardi di dollari a cominciare dal 2021. Va ricordato come già in altre occasioni il numero uno di Google aveva sottolineato la distanza da altre correnti di pensiero, particolarmente in voga nell’ultimo periodo, che pronosticavano la fine degli uffici e del lavoro in presenza.
  • 2- Contestualmente le grandi banche di Wall Street stanno pensando ed organizzando il rientro in sede della loro forza lavoro. Colossi come GP Morgan, Citi, Goldman Sachs puntano a riportare in ufficio tutti i loro dipendenti entro l’estate di quest’anno. Il lavoro da remoto ha consentito loro di contenere i costi arrivando a risultati ampiamente positivi anche nel nefasto 2020, ma le aspettative ed i rischi sono ben diversi
  • 3 – Jamie Dimon, considerato il Re dei banchieri di Wall Street, ha giudicato fallimentare il lavoro da remoto perché deprime la creatività e rallenta l’apprendimento dei nuovi assunti. D’altra parte lo smart working di massa del settore bancario (ma anche assicurativo e finanziario in genere) ha indebolito il controllo del management sulle operazioni di trading, ha aumentato l’esposizione degli istituti di credito agli attacchi informatici, oltre a rallentare pesantemente la fondamentale relazione con il cliente.

Risulta del tutto evidente che sempre in tema di  smart working non si possa generalizzare in quanto esistono interi settori dove la relazione con il cliente diventa fondamentale per il conseguimento di un’operazione di investimento, di risparmio, commerciale.

Per concludere allego una ricerca condotta per Sodexo da Harris Interactive Institute e denominata Worklife after lockdown che evidenzia come il lavoro a distanza non supportato da una cultura aziendale adeguata comporta alcune criticità che, alla lunga, minano la qualità del lavoro:

1- la mancanza di interazione sociale per il 44% degli intervistati

2- difficoltà a collaborare (34%)

3- difficoltà di concentrazione (32%)

4- minore identificazione con l’azienda (32%)

5- difficoltà nel raggiungere un buon equilibrio lavoro-vita privata (32%)

6 – senso di isolamento (30%)

Ecco perché Google dimostra, ancora una volta, di essere avanti anni luce rispetto a tutti.

 

 

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