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Ricomincia il Campionato o riprende la Marotta League? La fine della magia e l’era del sospetto

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Si riaccendono i riflettori, le squadre scendono in campo e l’illusione si rinnova: undici contro undici, novanta minuti di passione, la palla che rotola e l’esito che — almeno in teoria — dovrebbe essere affidato al talento, alla tattica e a quel pizzico di imprevedibilità che ha fatto amare questo gioco a generazioni intere.

Eppure, sotto la superficie dell’entusiasmo di facciata, il clima che si respira tra gli appassionati è ben diverso. È un clima denso di dubbi, retropensieri e disillusione.

L’illusione del campo e la realtà degli uffici

Arbitri dal metro giudiziario variabile, chiamate e non-chiamate dalla sala VAR che cambiano natura a seconda di chi c’è in campo, calendari confezionati con una geometria che sembra rispondere più a esigenze televisive o di fatturato che alla logica sportiva. E poi ci sono le inchieste: fascicoli che si aprono a favore di camera, filoni d’indagine che diventano misteriosamente fumosi o archiviati quando rischiano di toccare equilibri troppo delicati, e penalizzazioni in classifica che appaiono, scompaiono e riappaiono a campionato in corso, riscrivendo la storia dei tornei non con un gol all’ultimo minuto, ma con una sentenza del giovedì.

Di fronte a questo scenario, il popolo dei tifosi si è spaccato in due fazioni opposte, ma ugualmente stanche:

Gli ostinati del «È tutto regolare», che provano a difendere l’incorruttibilità del sistema per non veder crollare l’ultimo castello della propria passione.

I rassegnati del «Sì, come no», che ormai guardano ogni partita con il filtro del dietrologismo, convinti che l’esito sia già stato indirizzato altrove.

Quando il dubbio uccide la magia dell’imprevisto

Il punto fondamentale non è nemmeno più stabilire dove finisca la verità e dove inizi la suggestione. Il problema è che il gioco, nella sua essenza più pura, lo hanno già rovinato.

La vera forza del calcio è sempre stata l’incertezza del risultato: la favola della piccola squadra che batte la colosso, il gesto tecnico inatteso, l’errore umano dell’arbitro che faceva parte della drammaturgia della domenica. Oggi quell’imprevisto genuino è stato sostituito da un algoritmo di calcoli, ricorsi, interpretazioni a orologeria e interessi incrociati.

Quando il tifoso smette di chiedersi chi vincerà e comincia a chiedersi chi ha scelto l’arbitro, quale orario di recupero verrà concesso o quale procura sportiva interverrà a primavera, la partita è già cambiata. Anzi, è già finita. La magia si è spezzata e il sogno, forse, è svanito del tutto.

Una domanda di fondo

Resta da capire fino a quando questo sistema potrà reggersi sulla pura forza dell’abitudine. Perché una passione priva di fiducia nelle sue regole fondanti è destinata, lentamente, a trasformarsi in indifferenza.

Voi come vivete questo nastro di partenza? Ci credete ancora davvero quando la palla al centro riprende a girare, o avete imparato a tifare convivendo con il dubbio permanente?